New Horizons for me (Music and Fedora)

sons_newhorizons_planet.png

Well, it’s been a long time since I posted on this blog…

The reason is that my time is always strict; in the previous months, I’ve been busy testing the pre-releases of Fedora and helping out Italian users on FedoraOnline.it.

Overall, volunteering for the Fedora Project is exciting, entertaining and always useful. Not only I’ve got the chance to contribute to the overall stability of the OS, but I also keep on improving my individual skills. That’s really important, since my daily job is really far from IT, which is the kind of “science” (subject) I love the most. Yes… Being a part of the modern processes around Fedora, is always interesting.

…But that’s not enough…!

Recently, I discovered that, besides IT, music is my REAL passion. I’ve tried to dismiss and forget it, because I thought it’s not as important as studying/learning new things about Fedora/Python and other “geeky stuffs”. I can’t really describe my feelings: I think I lost my way and ended up being too nervous, anxious, self-constrained.

So… I started – once again – to slap the strings of my bass guitar. Then, I tried to remember and follow some exercises learned during some singing lessons I took them around three years ago (or so). Most importantly, I kept on writing down my own songs, especially when it comes to lyrics.

The result is the one-man band project called “Sons Of New Sins“, where I produce music, using Fedora and Open Source software only. I’ve uploaded two – instrumental – songs until now, but I hope to release more bits as soon as possible. Also… I chose YouTube for now, but I hope to find a more suitable platform. And, by the way, here’s the link for “Gone”:

Well… If you like this kind of  “Rock ‘n’ Roll” and “Trance” mixture… And if your Open Source project needs a soundtrack… Feel free to contact me!

Il potere della scrittura

Il mio è un blog legato all’informatica, mi piace però talvolta utilizzarlo per condividere parole che hanno poco in comune con gli aspetti tecnici di Linux, Fedora, Python o quant’altro.

I recenti fatti di Parigi – mi riferisco ovviamente all’attentato alla sede di Charlie Hebdo, datato 07 Gennaio 2015 – mi hanno fatto appunto riflettere sul potere della scrittura.

Delle semplici vignette di carta – perchè materialmente, di questo si trattava – hanno causato una scia impressionante di morti e suscitato sentimenti contrastanti in tutto il Mondo. È bene ricordare poi che, gran parte del nostro passato, presente e futuro, è condizionato da Testi Sacri che le varie religioni tramandano da secoli. Anche in ambito strettamente laico, non è necessario che io ricordi qui il potere che giornali e notiziari hanno sulle opinioni dell’individuo. Se da un lato quindi, la penna ferisce, condiziona e spaventa, da un altro punto di vista è capace di emozionare e trascinare. È il caso, ad esempio, dei testi delle canzoni di Pino Daniele, anche lui recentemente scomparso lasciando un vuoto all’interno del cuore di molti italiani. La scrittura può essere ovviamente strumentalizzata: i totalitarismi del Novecento si sono fondati proprio su di essa e sul potere della propaganda. Capita oggi poi, che un semplice SMS riesca a condizionare la nostra giornata e a migliorare notevolmente il nostro umore.

Come lo yin yang dei saggi orientali, la penna è un’arma che può essere usata per mille scopi: può veicolare un messaggio, può cercare di liberare parti nascoste della nostra anima, può parlare delle nostre radici oppure può scatenare guerre e liberare l’odio racchiuso nel profondo del nostro essere.

Mi sono chiesto però. Cos’è, per me, la scrittura?

Personalmente, ho scoperto di esserne dipendente. Nei miei trascorsi scolastici le consegne dei temi mi apparivano talvolta troppo specifici, limitanti e stringenti e talvolta troppo vaghe e privi di spunti. Ho sempre amato invece scrivere canzoni. Non perché io abbia particolari doti musicali, ma piuttosto perché da sempre sono attratto dal fascino quasi ermetico che la struttura di un testo musicale richiede. Recentemente invece, ho rispolverato questo blog trainato dalla mia passione per la tecnologia e ne ho aperto uno nuovo dominato dal mio entusiasmo per i film di animazione – www.cartone1.altervista.org -.

In passato tuttavia, ho sempre cercato di fermare la mia penna. In passato sì, ho sempre pensato che fosse una perdita di tempo, che sarebbe stato meglio concentrarmi sullo studio di un qualche nuovo aspetto legato alla programmazione o all’informatica. La vita di tutti i giorni opprimeva quella insana, morbosa voglia di esprimermi che mi porto dentro fin da bambino.

Ora so che mi sbagliavo. Ora so è che è impossibile reprimere i propri sentimenti. Così come la natura selvaggia e onnipotente trova sempre il modo di prevalere sulla cieca razionalità dell’uomo, i sentimenti riescono a riemergere furiosamente dalle sabbie mobili in cui tentiamo invano di nasconderli.

Non posso far altro che accettare quello che sono e convivere con ciò che provo.

Gemini Five

Non amo molto fare recensioni. Questo perché nel valutare un’opera (sia essa “arte” propriamente detta oppure presunta tale) è impossibile non farsi influenzare dai propri gusti.

Nell’articolo di oggi non cerco quindi di descrivere in modo oggettivo questo gruppo svedese, bensì provo a condividere le emozioni che alcuni “semplici” cd mi hanno suscitato. Scoperti quasi per caso grazie a Spotify, sono rimasto favorevolmente colpito dal loro songwriting e comunque dispiaciuto dal fatto che essi non abbiano continuato la loro avventura dopo il terzo rilascio.

Eppure per me è difficile stare un solo giorno senza la voce graffiante del singer Tin Star, le chitarre distorte di Snoopy, gli incalzanti sottofondi del bassista Hot Rod e del batterista Slim Pete.

 

Gemini Five – Babylon Rockets

Il debutto discografico della band, avviene nell’ormai lontano 2003, con “Babylon Rockets“. I quattro sono ancora un po’ artisticamente immaturi, ma già da questi dodici pezzi emerge la loro anima sincera e stradaiola. Il loro fascino “stile anni ’80” si percepisce in hit potenti, come la sincera “TwentyFourSeven“,  la travolgente “Neon Kicks” e l’interessante “Suicide Tuesday“. Non mancano certo i break melodici: “Hardcore”, “Myself Esteem” e “Chemicals Between Us” non sono ballad commerciali, bensì veri e propri capolavori emozionali. Il successo trascinatore della release è pero “You Spin Me Round“, divertente cover glam rock del successo dei Dead Or Alive. Niente male come inizio: e il bello deve ancora arrivare!

Gemini Five – Black Anthem

Con “Black Anthem“, i Gemini Five cambiano decisamente rotta, spiazzando molti dei fan che avevano fatto di “You Spin Me Round” il proprio inno quotidiano. L’album infatti è decisamente più moderno e commerciale, con sfumature “fantascientifiche” che fanno certamente storcere il naso ai puristi dell’heavy metal. Se da una parte assoli più elaborati e produzione più “classica” – come nella title track – avrebbero probabilmente giovato, c’è da dire che comunque anche questo cd “ha un suo perché”. L’inizio è travolgente: “Flesh For Fantasy” e “When My Body Speaks” sono probabilmente le canzoni meglio riuscite del disco, unendo testi diretti a melodie potenti e ben costruite. Azzeccato è l’arrangiamento di “Heaven Come Undone” e “Silent Night“; sono le immancabili ballad che però, in linea con lo spirito della composizione, non lasciano trasparire neanche una sola nota sdolcinata. Interessanti le influenze elettroniche nell’onesta “Making Love Song” e nell’aggressiva “Bring On The Monkey“. Sicuramente questo è l’album più innovativo dei Gemini Five, che probabilmente non è stato recepito in maniera adeguata da pubblico e critica.

Gemini Five – Sex Drugs Anarchy

Nel 2008 vede la luce “Sex Drugs Anarchy“, l’album più diretto, sleazy e maleducato dei Gemini Five. Il cambio di chitarrista con l’inserimento di Tom Wouda, non sembra penalizzare il sound del gruppo. Più che un ulteriore correzione di rotta, questo cd è da intendersi come la somma delle esperienze precedenti; il fatto che sia autoprodotto poi, fa sospettare che con Black Anthem qualcosa sia andato storto. Impossibile qui invece trovare i pezzi migliori: ogni brano è al posto corretto e ha la giusta adrenalinica dose di rock ‘n’ roll stradaiolo. L’irruenza della opening “I Am Hollow“, l’incalzare di “Scream 4 Me” e la carica di “All Pistols” valgono da sole il prezzo dell’acquisto, ma non è tutto! Che dire poi dell’intro di chitarra di “Sex Drugs Anarchy“? Semplice ma azzeccato! Non mancano comunque canzoni più lente come “Lay Your Money Down” e la stupenda “Somethin’s Gotta Give“: brano che deve essere ascoltato e riassaporato numerose volte prima di essere compreso appieno. Sorprendono inoltre la dolcezza e la sincerità di “Stay With Me” e la melodia dei cori di “Here’s Looking At You Kid“.

 

Senza stravolgere le regole della musica e senza trovare sbocchi eccessivamente innovativi, i Gemini Five hanno portato una ventata di rinnovamento nella scena Underground dello Sleaze Metal. I loro brani sono sinceri e diretti, hanno l’essenza di vera vita vissuta e l’innocenza di una giovinezza passata lontana dalle luci della ribalta. Purtroppo in un mondo governato da regole e vincoli assurdi come quello dell’industria musicale, un progetto come il loro non è riuscito a ricevere l’attenzione che merita. Forse è anche questo che fa di loro una sorta di “gruppo cult”, incapace di piegarsi totalmente alle volontà del mercato.

E così, a distanza di sei anni dall’ultimo rilascio, non possiamo far altro che sperare di risentirli… Un giorno…