Gemini Five

Non amo molto fare recensioni. Questo perché nel valutare un’opera (sia essa “arte” propriamente detta oppure presunta tale) è impossibile non farsi influenzare dai propri gusti.

Nell’articolo di oggi non cerco quindi di descrivere in modo oggettivo questo gruppo svedese, bensì provo a condividere le emozioni che alcuni “semplici” cd mi hanno suscitato. Scoperti quasi per caso grazie a Spotify, sono rimasto favorevolmente colpito dal loro songwriting e comunque dispiaciuto dal fatto che essi non abbiano continuato la loro avventura dopo il terzo rilascio.

Eppure per me è difficile stare un solo giorno senza la voce graffiante del singer Tin Star, le chitarre distorte di Snoopy, gli incalzanti sottofondi del bassista Hot Rod e del batterista Slim Pete.

 

Gemini Five – Babylon Rockets

Il debutto discografico della band, avviene nell’ormai lontano 2003, con “Babylon Rockets“. I quattro sono ancora un po’ artisticamente immaturi, ma già da questi dodici pezzi emerge la loro anima sincera e stradaiola. Il loro fascino “stile anni ’80” si percepisce in hit potenti, come la sincera “TwentyFourSeven“,  la travolgente “Neon Kicks” e l’interessante “Suicide Tuesday“. Non mancano certo i break melodici: “Hardcore”, “Myself Esteem” e “Chemicals Between Us” non sono ballad commerciali, bensì veri e propri capolavori emozionali. Il successo trascinatore della release è pero “You Spin Me Round“, divertente cover glam rock del successo dei Dead Or Alive. Niente male come inizio: e il bello deve ancora arrivare!

Gemini Five – Black Anthem

Con “Black Anthem“, i Gemini Five cambiano decisamente rotta, spiazzando molti dei fan che avevano fatto di “You Spin Me Round” il proprio inno quotidiano. L’album infatti è decisamente più moderno e commerciale, con sfumature “fantascientifiche” che fanno certamente storcere il naso ai puristi dell’heavy metal. Se da una parte assoli più elaborati e produzione più “classica” – come nella title track – avrebbero probabilmente giovato, c’è da dire che comunque anche questo cd “ha un suo perché”. L’inizio è travolgente: “Flesh For Fantasy” e “When My Body Speaks” sono probabilmente le canzoni meglio riuscite del disco, unendo testi diretti a melodie potenti e ben costruite. Azzeccato è l’arrangiamento di “Heaven Come Undone” e “Silent Night“; sono le immancabili ballad che però, in linea con lo spirito della composizione, non lasciano trasparire neanche una sola nota sdolcinata. Interessanti le influenze elettroniche nell’onesta “Making Love Song” e nell’aggressiva “Bring On The Monkey“. Sicuramente questo è l’album più innovativo dei Gemini Five, che probabilmente non è stato recepito in maniera adeguata da pubblico e critica.

Gemini Five – Sex Drugs Anarchy

Nel 2008 vede la luce “Sex Drugs Anarchy“, l’album più diretto, sleazy e maleducato dei Gemini Five. Il cambio di chitarrista con l’inserimento di Tom Wouda, non sembra penalizzare il sound del gruppo. Più che un ulteriore correzione di rotta, questo cd è da intendersi come la somma delle esperienze precedenti; il fatto che sia autoprodotto poi, fa sospettare che con Black Anthem qualcosa sia andato storto. Impossibile qui invece trovare i pezzi migliori: ogni brano è al posto corretto e ha la giusta adrenalinica dose di rock ‘n’ roll stradaiolo. L’irruenza della opening “I Am Hollow“, l’incalzare di “Scream 4 Me” e la carica di “All Pistols” valgono da sole il prezzo dell’acquisto, ma non è tutto! Che dire poi dell’intro di chitarra di “Sex Drugs Anarchy“? Semplice ma azzeccato! Non mancano comunque canzoni più lente come “Lay Your Money Down” e la stupenda “Somethin’s Gotta Give“: brano che deve essere ascoltato e riassaporato numerose volte prima di essere compreso appieno. Sorprendono inoltre la dolcezza e la sincerità di “Stay With Me” e la melodia dei cori di “Here’s Looking At You Kid“.

 

Senza stravolgere le regole della musica e senza trovare sbocchi eccessivamente innovativi, i Gemini Five hanno portato una ventata di rinnovamento nella scena Underground dello Sleaze Metal. I loro brani sono sinceri e diretti, hanno l’essenza di vera vita vissuta e l’innocenza di una giovinezza passata lontana dalle luci della ribalta. Purtroppo in un mondo governato da regole e vincoli assurdi come quello dell’industria musicale, un progetto come il loro non è riuscito a ricevere l’attenzione che merita. Forse è anche questo che fa di loro una sorta di “gruppo cult”, incapace di piegarsi totalmente alle volontà del mercato.

E così, a distanza di sei anni dall’ultimo rilascio, non possiamo far altro che sperare di risentirli… Un giorno…

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